COM’E’ NATA L’IDEA DI UN OST SULLA MEDIAZIONE di Stefania Lattuille

Nel giugno scorso, reduce dall’assemblea nazionale dell’Osservatorio sulla Giustizia Civile (ove, come ‘gruppo mediazione’, avevamo condiviso con i mediatori provenienti da varie parti d’Italia alcuni temi ‘caldi’), riflettevo sull’opportunità di un momento di scambio di riflessioni e di condivisione delle esperienze tra mediatori, ‘pionieri’ della mediazione obbligatoria italiana.

Più che di opportunità, pensavo, trattasi proprio di necessità, perché è assurdo che proprio noi mediatori -che insegniamo alle parti in mediazione a confrontarsi e a generare insieme più soluzioni- poi tra di noi non applichiamo tali principi e ci troviamo a svolgere solitari le nostre mediazioni, senza riuscire ad avere un momento di confronto, in particolare sulle esperienze pratiche e sulle tecniche di mediazione (al di là delle questioni normativo/procedurali di cui si occupano i convegni).

Al contempo, avendo deciso di formarmi anche come facilitatore di processi partecipativi, avevo acquistato il libro di Harrison Owen sull’Open Space Technology (cd. OST), iniziando a leggere il quale (più che per una “felice intuizione”, proprio per la contestuale presenza delle suddette riflessioni nella mia testa e del libro nelle mie mani) mi sono detta “ma qui bisogna mettere insieme le due cose!”.

L’OST è infatti un metodo per far lavorare insieme gruppi di persone in modo efficace e si basa sui principi dell’informalità, della responsabilizzazione dei partecipanti attraverso l’auto-organizzazione e dell’enpowerment: si basa pertanto sui medesimi valori di fondo della mediazione, di cui costituisce una declinazione ad ampio raggio.

Insomma, dall’incontro tra OST e mediazione mi è parso che non potessero che venir fuori cose meravigliose!

Dopo solo qualche minuto dal concepimento dell’idea avevo già in mano il telefono per prendere contatto con In Media di cui sono socia da anni, dove è iniziata la mia formazione come mediatore e che –in quanto associazione che ha come scopo quello della diffusione della cultura della mediazione- mi sembrava potesse costituire il volano per la realizzazione del mio progetto.

Altrettanto naturale è stato per me immaginare la realizzazione dell’OST negli spazi, a molti di noi noti, dell’Energolab, che ben si sposano con l’organizzazione spaziale e l’ambientazione necessaria per l’OST stesso.

Ma ecco le finalità del progetto come da me inizialmente immaginate e tutte da verificare sul campo.

Anzitutto l’opportunità, ad un anno e mezzo dall’entrata in vigore del D. Lgs. 28/2010, di fare insieme il punto sulla mediazione.

L’obiettivo, in particolare, è quello di dare risposte alle seguenti domande: “quali sono i problemi della mediazione?”, “quali le difficoltà alla diffusione della cultura della mediazione?”, “quali le opportunità?”, “cosa c’è nel futuro della mediazione?”. E così via, perché il bello dell’OST, come vedremo, è che ogni partecipante porta la sua domanda/il tema che ha a cuore, chi vuole si unisce e  forma quindi un gruppo per discuterne.

In secondo luogo, l’OST, caratterizzato da un grande coinvolgimento dei partecipanti e da un clima di grande energia,  è l’ideale per  la creazione di una rete di riflessioni e di condivisione di buone prassi.

Durante l’OST mi piacerebbe trovare quindi risposte anche alla domanda: “vogliamo –e, se lo vogliamo, come- creare uno spazio di confronto e scambio tra mediatori sull’esperienze, con particolare riferimento alle tecniche di mediazione?”

Ma vi è anche un’altra finalità.

Lo strumento dell’Open Space Technology si sta recentemente diffondendo anche in Italia. Basta navigare su internet per vedere come recentemente sono stati organizzati vari incontri in forma di OST anche nel nostro paese.

Poiché, come detto, l’OST costituisce un luogo dove si incontrano diverse conoscenze secondo un’ulteriore declinazione di quelli che sono i principi e i valori di fondo della mediazione, a mio avviso è molto utile conoscere e sperimentare questo strumento proprio da parte di noi mediatori.

La diffusione dell’approccio dell’OST si inserisce infatti in quel vento di cambiamento in cui rientrano anche la mediazione e i processi partecipativi, che hanno tutti in comune il coinvolgimento collettivo nelle decisioni (nella mediazione, delle parti per decidere se e come risolvere la loro controversia) e quindi una responsabilizzazione dei cosiddetti portatori di interessi alla soluzione del problema/controversia.

Non è un caso che nella  mediazione (quanto meno nel modello facilitativo), nei processi partecipativi e nell’OST, il facilitatore non è un leader, non decide nulla, ma è colui che, come direbbe Lao Tse, “è colui che fa sì che le persone dicano: l’abbiamo fatto noi!”.

Ecco che allora, a mio avviso, anche qualora -ma Owen ritiene che sia impossibile- si dovesse uscire dall’OST senza una soluzione ai problemi posti, per un mediatore conoscere e sperimentare l’approccio dell’OST diventa un’esperienza significativa e  formativa.

Vi aspetto dunque, il 24 novembre allo Spazio Energolab.

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Posted on 03/10/2012 by MariaFrancescaFrancese
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